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Comitato Comune Unico per l'Elba

Comune unico, ora si passa alla campagna referendaria

Dopo la pausa seguita alla raccolta delle 5.776 firme riprende l'attività del comitato promotore. L'incontro al Giardino: la discussione sulla data del voto e il progetto sul nuovo assetto amministrativo. La posizione dei sei candidati.

Dopo una breve pausa seguita al completamento della prima fase del progetto che ha visto impegnati una trentina di volontari per la raccolta delle 5.776 firme sulla proposta di legge d’iniziativa popolare per il Comune unico dell’Isola d’Elba, il Comitato ha ripreso l’attività con un incontro a Porto Azzurro al ristorante “Il Giardino" per ringraziare tutti i firmatari e in particolare i pubblici ufficiali ed i loro assistenti per il grosso successo raggiunto.

"Ora è tempo di pensare alla seconda fase del progetto – ha esordito il coordinatore Gabriele Orsini – e soprattutto bisogna cominciare a pensare alla campagna referendaria, non appena gli uffici regionali daranno il via alle consultazioni, dopo l’eventuale esito positivo della regolarità delle firme e quindi della legittimazione all’indizione del referendum”.

Numerosi gli interventi dei partecipanti al meeting che hanno rimarcato la necessità di valutare ed eventualmente proporre alla Regione il periodo migliore per detto referendum, se subito in autunno per tenere caldo il tema o se attendere la  primavera per meglio prepararsi alla campagna referendaria. In effetti in vari interventi si è fatto notare che seppur la competenza per il nuovo assetto sia organizzativo che istituzionale sarà degli organi del nuovo Comune Unico, pur tuttavia è stato richiesto da più parti di presentarsi al referendum con una bozza di programma di quello che potrebbe essere il nuovo assetto del Comune unico.
Gabriele Orsini

Il Comitato di conseguenza, raccogliendo questi inviti,  ha preso impegno, al momento in cui la Regione dovesse accogliere la proposta di legge e indire il Referendum, a contattare l’Università per farsi aiutare a redigere un progetto di fattibilità per il Comune Unico, previa un’indagine  sulle situazioni organizzative, di bilancio e di servizi attualmente in essere negli otto comuni e soprattutto sulle loro società per valutare gli eventuali vantaggi che gli elbani potrebbero trarre dall’istituzione del Comune unico. “Tutto questo comporta - ha concluso Orsini - un grosso impegno, anche finanziario, che le associazioni di categoria non possono eludere se vogliono vedere il successo di questa iniziativa che loro stesse hanno voluto in prima persona e che deve a questo punto coinvolgere anche i partiti politici elbani che devono finalmente esprimersi chiaramente sul loro impegno nella fase delicata del referendum”.

Perplessità però si sono manifestate su queste ultime ipotesi di lavoro, anche se si è convenuto di chiedere intanto agli esponenti delle quattro liste di Porto Azzurro e alle due di Marciana Marina la loro posizione nell’ipotesi del referendum, mentre le decisioni finali saranno delegate all’Assemblea generale dei promotori che il Comitato intende convocare  a metà del mese di Maggio.

Fonte: Tenews, 24/04/2012.

 

"Così il commissario gestirà la transizione fino a nuove elezioni"

Commissario, transizione e meccanismi istitutivi del Comune Unico. Così il comitato promotore risponde ad alcuni dubbi importanti sollevati dall’intervento del professor Balducci, dell'Università di Firenze, sulla proposta di legge istitutiva del Comune Elba:

"La previsione relativa alla nomina del commissario straordinario, incaricato di gestire le funzioni del nuovo comune fino all’insediamento dei nuovi organi comunali a seguito delle elezioni amministrative (articolo 4) è stata formulata in conformità alle, non numerose, leggi regionali che hanno legiferato in materia (v.l.r.fvg 8/2008, l.r. Piemonte 32/1988). Anche l’unica proposta di legge regionale in Toscana, attualmente in itinere, avente ad oggetto la fusione di comuni (pdl d.iniz popolare n.49 istitutiva del comune del Casentino mediante fusione dei comuni facenti parte della comunità montana del casentino) ha adottato questa soluzione. D’altro canto il commissario rappresenta il sistema di gestione del governo dei comuni nei casi in cui gli organi comunali vengono, per vari motivi, a mancare (v. ad es, scioglimento del Consiglio comunale). In ogni caso si tratta di una gestione transitoria, con una fine determinata in legge, priva di connotazione politica e quindi legittimamente soggetta a eventuali direttive (art.4 comma 3: Il presidente della Regione nell’atto di nomina può impartire direttive al commissario) del soggetto che nomina il commissario, direttive connesse intrinsecamente con il potere di nomina e finalizzate ad un migliore espletamento dell’incarico. Direttive i cui contenuti non attengono alla rappresentanza dei cittadini dell’Elba che, del resto, non avrebbero alcun modo di formulare e formalizzare tali direttive. La mancanza di una data certa di scadenza è connessa al fatto che il commissario deve restare in carica necessariamente fino alle prime elezioni amministrative per l’elezione degli organi del nuovo comune. La data delle elezioni, come è noto, è stabilita dal Ministero degli interni e quindi non può essere fissata dalla normativa regionale.

Per quanto concerne il potere del commissario di modificare gli atti normativi, i piani etc dei comuni va sottolineato che è un potere che va comunque inserito in tale contesto di gestione transitoria in cui gli atti sono destinati a restare in vigore fino all’entrata in vigore di quelli adottati dai nuovi organi che, evidentemente, hanno una legittimazione politica. E’evidente che il potere di modifica del commissario è un potere connesso a situazioni di necessità, strettamente funzionali all’esercizio del suo incarico. Sarebbero illegittime ed impugnabili modifiche non connesse a tali presupposti.

Per quanto concerne l’accenno al mancato rispetto, da parte della proposta di legge, degli obblighi previsti dalla Carta Europea delle Autonomie Locali, non vengono in alcun modo citati quali sarebbero tali obblighi e in quali norme della pdl essi non sarebbero rispettati. In ogni caso non appare che siano stati, in alcun modo, violati i principi di autogoverno locale, né le altre prerogative che la Carta garantisce alle autonomie locali, peraltro già ampiamente recepiti dall’ordinamento regionale".